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Approfondimenti

CUSTOMER ENGAGEMENT: l’importanza di conoscere i clienti come il palmo della propria mano

L’engagement marketing nasce da una conoscenza approfondita della propria clientela, reale e potenziale. Nel 2017 il recupero, l’organizzazione e l’analisi dei dati aziendali (audience del sito, dati commerciali, dati comportamentali…) restano il modo più efficace per prendere le giuste decisioni in ambito marketing. L’utilizzo di tali informazioni permette di concepire degli strumenti personalizzati e quindi più performanti.

I dati: il cuore dell’engagement marketing

Più che conoscerli, i propri clienti, bisogna capirli, ovvero analizzare il loro comportamento per identificare il valore di ciascuno, per quello che rappresentano o per quello che potrebbero diventare.

È proprio questa conoscenza scientifica, cliente per cliente, che permetterà di affinare la strategia e di creare le priorità sugli obiettivi e sugli investimenti.

Se il concetto è noto a tutti, nel quotidiano tendiamo ancora ad utilizzare delle applicazioni di massa e l’utilizzo vero e proprio dei dati in ambito marketing resta limitato a pochi grandi eletti.

Nell’era del marketing relazionale è necessario conoscere ogni singolo cliente, saperlo analizzare e decifrare. Le informazioni tratte devono poi essere organizzate e strutturate per essere sfruttate da un punto di vista operativo. Devono cioè diventare il “motore intelligente” della strategia marketing. E perché ciò funzioni è necessario investire sul data management, appoggiandosi a collaboratori esterni se necessario, oppure integrando questa funzione all’interno della struttura dell’azienda, operazione però spesso lunga e complessa.

In questo modo si potrà far leva su un investimento e su un impiego obiettivo e matematico della conoscenza del cliente. Questa intelligence relazionale permetterà di avvalersi di strumenti e supporti su misura e personalizzati, ad alto tasso di conversione.

Big Data: a che punto sono le imprese italiane?

Sebbene il concetto del Big Data sia ancora un universo sconosciuto per molte aziende, il rapporto pubblicato dall’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano ci fa ben sperare.

Nel 2016 il mercato degli Analytics ha visto una crescita del 15%, e in particolare è proprio il settore dei Big Data a registrare uno sviluppo del 44%.

Se da un lato solo l’8% delle imprese italiane ha raggiunto un livello avanzato nel suo percorso “Data Driven”, il 2017 vede i Big Data e gli Analytics la priorità di investimento per il 39% dei CIO (Chief Information Officer).

Sembrerebbe quindi che, non solo le grandi aziende, ma anche le PMI e le start-up stiano prendendo coscienza della necessità di intraprendere il “Big Data Journey” per essere al passo con l’inevitabile trasformazione digitale.

 

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